domenica, agosto 20, 2017

ODIARE PROFONDAMENTE IL KARAOKE

Il karaoke è diventato famoso in Italia per colpa di Fiorello (mortacci sua). Ci ha fatto credere che i cosiddetti “diettanti” in realtà altro non sono che delle versioni sconosciute di Elisa e Mario Biondi quando poi sono solo degli emuli del famoso Pavarotto di “Striscia la Notizia”. E se ne parlo, so cosa sto dicendo, perchè sotto casa mia il più sfigato dei bar me lo propina per tre sere alla settimana come se fossero le serate di Sanremo.
La particolarità del karaoke sta nel fatto che anche i latrati più latrati ottengono una manciata di applausi. Ragione più che valida per proporre tutto il repertorio di Vasco Rossi come neanche la cover band ufficiale. E mentre sei lì che mugoli un “Oh Toffee, Toffee, Toffee”, il gruppo che ti supporta incita, applaude, ride e ti fa credere di avere le potenzialità inespresse. No, ma sei uguale a Vasco, sputato. Intanto continui a gridare a quella povera Toffee che non ti risponderebbe neanche se fossi l’ultimo uomo sulla faccia della terra.
Odio profondamente il karaoke perché è illusorio e cattivo. Fa credere ai cantanti allo sbaraglio che per una serata o due alla settimana i latrati siano incantevoli voci d’angelo perché qualcuno da loro un microfonino in mano. Sarà che anche “La Corrida” per me era depressione pura, ma almeno lì c’era la buonanima di Corrado che non illudeva, anzi, con una risata riusciva addirittura a seppellirli tutti. I cantanti che porgono il microfonino ai dilettanti invece, dopo ogni inequivocabile latrato, se ne escono con un bravo che è la versione censurata di “mifaischifomamipaganotrelireechissenefrega”. Il dilettante dunque, esaltato dalla spontanea e sincera lode del cosiddetto “professionista”, figuriamoci se si ritira a vita silenziosa. No, continua a urlare con una voce che più che pelle d’oca ti invita a prendere la carabina e mirare in mezzo agli occhi. Le ragazze non sono da meno rispetto agli uomini, anche perchè amano cantare in gruppo e di tre voci non ne esce nemmeno una decente. Hanno una potenza nei polmoni che trovo in me solo quando mi affaccio alla finestra e grido loro di abbassare il volume perché stanno dando sui nervi. Però, non so perché, loro non sentono me mentre io invece le sento benissimo.
Il canto è roba per pochi. O meglio, è roba per chi dona al pubblico qualcosa di bello e piacevole da ascoltare. Così, all’aperto, ai danni di persone che dovrebbero vivere le serate estive in tranquillità, è una specie di omicidio impunito. Perché i latrati degli umani con l’esibizionismo alle stelle, non sono un incanto ma un maleficio. Una tortura senza via di scampo. Un’offesa per le orecchie, per il cuore e per la passione che ognuno di noi ha nei confronti della musica. In tre ore di rumore fastidioso, arrivi ad odiare Vasco Rossi, Noemi, Celentano, la Pausini e tutto il repertorio pop italiano. Intanto, gli urlatori convinti di regalare al mondo circostante le loro ugole malate di protagonismo, continuano imperterriti a starnazzare, lieti di trascorrere una calda serata
di metà agosto nell'illusione di essere qualcuno che non saranno mai.
 Odio profondamente il karaoke e tutti i karaokisti all’aperto. La musica è un’altra cosa, qui è come paragonare Rovazzi a Bocelli. Den Harrow a Baglioni. Viola Valentino a Laura Pausini. Anche mettere sullo stesso piano Miss Dickinson e Dexter Morgan non sarebbe cosa. No, anzi, chiedo scusa, in questo caso, teoricamente siamo più vicini di quanto si pensi.

venerdì, agosto 18, 2017

VENTUNO POVERI ANNI

Avere 20 anni non da il passaporto automatico per andare da nessuna parte. Dovrebbe invece darti la spensieratezza ovvia dell’età, quell’euforia che ti spinge in più direzioni senza la consapevolezza di nulla. Si va, si fa e vada come vada.
Asia Nuccetelli, 21 anni, professione “figlia di Antonella Mosetti ex ragazzina di Non è la Rai”, ha tutto quello sopracitato in misura a dir poco spropositata. Il suo avere 20 anni è diverso da quello che è stato il mio e di un miliardo di altre ragazzine. Per lei non esistono regole di nessun tipo, ogni cosa è possibile, anche la più stupida. Intanto la ragazza non ha un ruolo preciso in questa fottuta società. Vive di rifacimenti fisici come noi vivevamo di discoteche la domenica pomeriggio. Come noi ci prendevamo cotte ogni tre per due lei si pompa le labbra e si assottiglia il naso. Come noi andavamo a fare le prime vacanze della nostra vita a Cesenatico, lei partecipa al Grande Fratello Vip con la mamma e ne esce malissimo. Nonostante ciò, la bimba non si dispera. Inflaziona i social, nello specifico, Instagram e inizia a postare foto a pioggia beccandosi lodi e insulti e dichiarando che molte ragazze la imitano cercando di essere fisicamente come lei. O meglio, come l’ha conciata il chirurgo, perchè da ragazza molto molto carina è diventata una specie di Loredana Lecciso versione coniglietta sexy che dubito fortemente possa avere così tante ragazzine al seguito.  I suoi 21 anni sono i 50 anni di una disgraziata qualunque che non riconosce il tempo che passa. Lei non accetta se stessa e si nasconde dietro ad una ragazza che di lei non più neanche lo sguardo. Come possa una mamma avallare simili decisioni dovremmo chiederlo alla Mosetti che difende a spada tratta le scelte di quella figlia tristissima che ormai di se stessa ha solo il nome. E gli atteggiamenti volgari, la sigaretta sempre in mano da femme fatale ormai superata come il biondo platino da pornostar, sono ormai quello che Asia è voluta diventare per andare non si sa bene dove. Sicuramente ovunque basta che non ci sia da lavorare. Dove “Asia Nuccetelli Mosetti” come si firma su Instagram per fermare nero su bianco la sua professione di “figlia di”,e l’immagine che ha costruito con tanta fatica, abbia finalmente un senso compiuto.
Che non avrà mai, mi dispiace Asia, perché quella roba lì non sei te, Non sei quella dello scorso anno nella Casa del Gf Vip e oggi non assomigli a nessuno di reale. Sei una bambola che non da emozione e che lascia perplessi per come è stata disegnata male. 
Peccato per te e per i tuoi genitori che hanno permesso questo disastro, perché proprio di disastro si tratta. E ogni foto che posti è sempre peggio, oggi non sei quella di due mesi fa e domani non sarai quella di oggi. Povera ragazza e povera, poverissima la tua vita.

domenica, agosto 06, 2017

DONNA DI PANZA, L'UOMO LA SCANSA

“Uomo di panza, uomo di sostanza”, diciamo noi donne amanti dell’uomo che non ci importa se sia depilato o con la tartaruga. Non amiamo particolarmente le sopracciglia disegnate e nemmeno il torace glabro da adolescente. La pancia non ci spaventa, qualcuna di noi ama quel simpatico adipe sporgente che fa tanto Jim Belushi. Ci sentiamo protette e rassicurate, anche perché poi non è che lui ci può rimproverare il rotolino sui fianchi dovuto alle abbuffate festive, prefestive o vacanziere, Ci dovrebbe capire e amare così come noi facciamo con la sua trippetta che ci avvolge e ci travolge. Invece no. Partiamo dal presupposto che una single con la pancia è tagliata fuori a priori. Puoi avere la faccia di Mariangela Fantozzi ma se porti la 42 e hai il giro vita di una bimba di 5 anni sei automaticamente ammessa nel rutilante mondo dell’acchiappo feroce. #nonèbellamahaunbelcorpo è il mantra del secolo. Mentre noi donne andiamo molto oltre due ciccette appoggiate dovunque, per l’uomo la forma fisica non è fondamentale ma quasi. La novella delle donne curvy è una specie di leggenda da sfatare. Se sei Jennifer Lopez puoi avere le coscione e il culone. Se sei Vanessa Incontrada già un po’ meno. Se sei Mariah Carey ti distruggono all’istante. Se sei Miss Dickinson, la parola d'ordine è  "grassa". Punto e basta.
La pancia è una roba che non controlli e che ti capita  principalmente dopo aver goduto dei piaceri della vita: mangiare e bere. Oppure nel periodo in cui noi donne diventiamo mature sulla carta, ovvero, la menopausa. In ogni caso la comparsa della pancia non è improvvisa e non ti coglie tra capo e collo come lo starnuto. Ti avvisa, ti dice “guarda che sono a metà strada” e te non ci credi perché sei convinta di correre più forte di lei. In realtà la tua vittoria è irrimediabilmente una pia illusione perché le sue gambe corrono più veloci delle tue. E allora si, una mattina ti svegli e lei è lì che ti impedisce di indossare la maglietta che fino all’anno prima era la tua preferita. Ti guardi nello specchio e ti riproponi di camminare, di non bere, di evitare il pane e i carboidrati. E’ tardi. Lei ti ha acciuffato e non ti mollerà tanto facilmente. Anche perché se ti prende a 20 anni non è niente: a 30 ce la puoi fare. A 40 hai un po’ da lavorare. A 50 te la tieni.
Ed è a quel punto che ti trovi costretta a fare i conti con le tue coetanee che ancora non hanno conosciuto la brutta persona che è la pancia. Le vedi con quei ventrini morbidi e impercettibili e ti domandi come hai fatto ad arrivare al punto in cui sei e come hanno fatto loro a non esserci ancora arrivate. Ti mascheri con maglie informi, dalla taglia 46 passi immediatamente alla 50 e non lo dici a nessuno perché la 50 era la taglia della tua mamma che ora invece porta la 46. I ruoli si sono invertiti e già la cosa ti pesa assai. Ma come si fa a non bere il vino bianco con il pesce arrosto? Come si fa non berlo rosso con la grigliata? Come si fa a non bere la birra con la pizza?  Tutti nemici tuoi ma non della brutta persona che con queste meraviglie ci va a nozze. E comunque le vere curvy sono un po’ abbondanti di ventre, facile essere curvy col corpo di Beyoncè che, a parte la coscia importante, ha tutte le curve al punto giusto.
La sua pancia non è nemmeno a metà strada. La mia invece ormai mi ha superato alla grande. 


domenica, luglio 30, 2017

TEMPTATION LIFE

 “Temptation Island” sta finendo, come l’estate dei Righeira e il bilancio di questa serie è triste quasi quanto il pianto di un povero orfanello. Nonostante ci abbia fatto divertire con Lenticchio, gli strafalcioni, le menzogne, le cose dette e ritrattate, rimane l’amarezza di uno spaccato di gioventù della quale noi un po’ agee’ non proviamo alcuna invidia.
Il dubbio che permane da sempre però è il medesimo: sarà tutto vero? A mente lucida e consapevole diciamo di no senza esitazioni. Nello stesso momento troviamo sincere le lacrime di Selvaggia, di Sara, di Veronica, di Valeria. Ed è proprio Valeria che ci fa nascere i dubbi più recenti. La stiamo vedendo in tutta la sua semplicità, graziosa e apparentemente sincera, ma si sa, in tv tutto è il contrario di tutto e ritrovarla su Instagram così trasformata da piccole modifiche estetiche, diciamo la verità, un po’ ci spiazza. Non so perché ma siamo ingenuamente convinti che le persone cosiddette “normali” non affrontino così a cuor leggero punturine e pompatine  effettivamente non urgenti. Eppure non è così, il mondo reale è pieno di botox sparpagliato qua e là e non ci dovrebbe stupire una Valeria Bigella qualsiasi che decide di modificare leggermente i connotati. Ce n’era realmente bisogno? Oggettivamente no, l’immagine che ci viene rimandata di lei è quella di una gran bella ragazza che, forse, se non avesse toccato con mano questa inutile popolarità sarebbe rimasta con la sua boccuccia senza ricorrere ad inutili e stupidi interventi estetici. O forse no, forse le ragazze di oggi hanno un bisogno ossessivo di perfezione e laddove il loro specchio rimanda immagini falsate, c’è sempre il primo Giacomo Urtis che passa pronto a risolvere problemi inesistenti. Però, il telespettatore medio che trova la Valeria acqua e sapone con il turbante e quella boccona fasulla degna di una subrettina di beleniana memoria, di colpo si sveglia dal torpore del defilippismo moderno. Niente è come sembra, dunque. “Tempation Island” di colpo torna ad essere quello che è sempre stato solo che non ce ne eravamo accorti, presi com’eravamo dai tormenti di Ruben o dai dubbi di Selvaggia. Attori da Oscar? Non lo so, la certezza è che se una coppia decide con consapevolezza di partecipare ad un carrozzone del genere, non può poi piangere per delle ore intere perché i video mostrano dall’altra parte strusciamenti vari e promesse da marinaio. E’ tutto finto ma ci piace pensare che sia vero perché un po’ questo ci rassicura. La gioventù del 2017 rispetto a quella degli anni 80 è più fragile, meno piantata a terra, ossessivamente improntata sull’esteriorità e troppo poco sull’interiorità. E poi ci consola pensare che i nostri figli non siano così superficiali come Antonio e Nicola e nemmeno crudeli come Francesca, ma in realtà è tutto finto ed è come guardare una puntata di una fiction su Canale 5. Magari con Gabriel Garko che alla fine dichiara eterno amore e vissero tutti felici e contenti. Proprio come Nicola e Sara e magari anche come Alessio e Valeria. Dal chirurgo estetico ci è andata dopo essere diventata una stellina di Instagram, tranquilli.



venerdì, luglio 28, 2017

LA ZANZARA VELENOSA


La solidarietà femminile è un’utopia della quale ormai siamo costrette, nostro malgrado a fare a meno. Sappiamo che per una ragione o per un’altra fra noi femmine ci capiamo a fasi alterne, nel senso, se siamo amiche già abbiamo i nostri problemi, se poi non ci siamo mai rivolte neanche la parole, ecco, allora ci andiamo giù pesante. Mi dissocio dal pensiero profondo di Small Wonder all’anagrafe Rita Pavone, signora arci nota, settantenne che per una giorno della sua brillante vita, si è improvvisata bimbaminkia di sta cippa con risultati a dir poco penosi. La foto che ha postato sul suo profilo ritrae un sedere fasciato in un paio di pantaloni bianchi. Embè? Jennifer Lopez ha fatto di peggio. Quindi? Allora? Il suo intento era quello di mostrare le fattezze, a suo pensare, un po’ troppo smisurate per indossare tale colore e tale fasciatura. Un esempio di profondità estrema che, già fatto da Charlize Theron sarebbe di cattivissimo gusto, ma perdipiù da una signora attempata, non proprio altissima, non proprio bellissima, davvero non si spiega. Io, e parlo a nome mio medesimo, mai e poi mai, nel mio piccolo mondo comune da zitella non ancora del tutto inasprita dalla vita,  mi permetterei di meleggiare il fisico altrui. Che io poi sia una balena o Audrey Hepburn sotto reincarnazione, poco importa. Ma la signora Small Wonder, Piccola Meraviglia, dice lei, si è divertita così, come i ragazzini scemi sulla pagina di “Sesso Droga e Pastorizia”. Ma ogni tanto arriva la stupidera, la voglia di mostrare il sovrappiù come se fosse uno scivolone sulla buccia di banana che tanto ci strappa una bonaria risatina. Poi però nello stesso giorno posta una foto sua in costume da bagno con la didascalia “72 anni tra più di un mese. Adesso scatenatevi pure”, sapendo benissimo che l’immagine è: lei in canottiera sulla spiaggia seduta; occhiali da sole e cappello; magrissima e fotografata in modo che del suo corpo non si vede assolutamente nulla se non che è effettivamente magra. Di che ci dovremmo scatenare? La signora ignara da lei fotografata invece è stata data in pasto a tutti, così, senza nemmeno essere a conoscenza che la Small Wonder le aveva immortalato le terga per prenderla per il culo. E non è un gioco di parole.



giovedì, luglio 20, 2017

POTENZIALMENTE CATTIVA

In teoria nessuno di noi è veramente e consapevolmente cattivo. O meglio, ognuno di noi un po’ lo è ma non ha il coraggio e la faccia tosta di ammetterlo. Orbene, oggi, qui, io farò il mio coming out, ovvero, dichiarerò apertamente che in una non tanto nascosta parte di me alberga una cattiveria (o, se volete, diamole un altro nome) che apparentemente non mi appartiene-
Avete presente quando ti accorgi che sul parcheggio per disabili si trova stazionato o il suv del decerebrato, o la macchinetta del ragazzino scemo o quella della mamma di turno che per scendere in farmacia a comprare il latte in polvere non può fare più di due metri a piedi? Ecco, in questo caso la mia cattiveria non mi spinge a chiamare i vigili ma a prendere un fucile a pallettoni e fare una strage. Pensiero poco consono per una signora? Perché non butto giù nero su bianco le parole che recito come il rosario nella mia testa. Sarei immediatamente bannata da Blogger, dalla vita, dal mondo e reclutata, forse, dai terroristi di tutto il pianeta.
E gli schiamazzi notturni? La musica dal vivo in piena citta? Altro rischio per l’incolumità altrui se non possedessi il filtro del buonsenso. La cattiveria si manifesta in tante maniere,specialmente quando il rumore che proviene dall’esterno sovrasta di gran lunga il programma tv che stai guardando, col ventilatore puntato e i nervi a fior di pelle dopo una giornata in balia della canicola.
Ma non so se il termine “cattiveria” è appropriato per questo tipo di esperienze che ti forgiano il carattere e te lo deformano. Ti trovi in balia di un sentimento potente che non assomiglia al lieve disappunto, alla gelosia per amore, all’invidia per qualcuno meglio di te, per qualcuno che ha più di te. No, è un fulmine che esplode e spazza via ogni qualsiasi forma di ragionamento ponderato. Quando vedi o leggi del tipo che posta l’immagine del Duce e sotto una sfilza di “mi piace”, che puoi pensare? Cosa può partorire la tua mente che non sia un’azione sovversiva di quelle serie? O quando leggi i molteplici apprezzamenti per Salvini così, a random, solo perché blatera che i profughi non dovrebbero avere il cellulare e tutti giù ad offendere e a vomitare insulti senza capo né coda. A questo punto la cattiveria non si capisce più da che parte stia. Se sono io che li prenderei a mazzate senza nemmeno pronunciare due parole di presentazione o loro che scrivono e parlano azionando mezzo neurone e mandando gli altri al prendere il sole a Marina Di Bibbona. Lo ammetto, se il mio cervello funzionasse la metà di quanto funziona a loro, probabilmente scatenerei, nel mio piccolo, un inferno fatto di mazzate e parolacce. Mazzate di persona, parolacce on line. E non avrei pietà per nessuno, fermo restando che non  mi funzionasse la connessione col cervello. I ragazzini bulli, ad esempio, quella specie di mostriciattoli che ne combinano di ogni ai danni di qualcuno più debole di loro: nessuna scusa. E’ chiara la responsabilità oggettiva dei parenti prossimi, ma vuoi mettere quei giovani futuri delinquenti che superano indenni azioni che hanno il potere di distruggere la vita altrui? Nel mondo normale, io, voi, tutti coloro che fanno smodato uso del buonsenso, vivono come alla finestra. Leggono, vedono, sanno ma per tutta una serie di ragioni sacrosante possono fare ben poco. Come si fa a prendere a calci nel sedere la giovane e sanissima madre che parcheggia nello spazio riservato ai disabili senza apparire agli occhi di altri come noi dei poveri matti da rinchiudere?

Potenzialmente cattivi, ecco come ci dovremmo chiamare. Buoni per eccesso di buon senso e cattivi se quest’ultimo prende il volo come un uccellino in gabbia. Peccato o per fortuna, le gabbie sono chiuse a doppia mandata e noi, volatili ora felici ora insofferenti, preferiamo di gran lunga la sicurezza delle sbarre ai pericoli della libertà. Ma quanto mi piacerebbe spiccare il volo.

domenica, luglio 16, 2017

LA PROTESTA SUL DIVANO DI CASA

Il caso Fabio Fazio. Non so in realtà se esiste un caso vero e proprio ma quei maledetti 11,7 milioni di euro che il signor simpaticone ha percepito di contratto dalla Rai, hanno un peso vero per l’opinione pubblica. Intanto definiamo bene questa “opinione pubblica”: noi siamo il pubblico e abbiamo un’opinione, quindi, fino a prova contraria, siamo in dovere di dire la nostra. Non serve a nulla starnazzare come sto facendo io su questo blog, tanto Mario Orfeo, Fazio e i dirigenti in toto non lo leggeranno mai. Però la nostra arma, che può far male senza ferire, è il telecomando. sicuramente sto facendo dell’inutile populismo alla Matteo Salvini che tanto odia persone che la sola sfortuna che hanno avuto nella vita è stata quella di nascere nel posto sbagliato, Fazio invece è nato nel posto giusto. Ha conosciuto le persone giuste. Si è fatto amico le persone giuste. Ha allungato metaforicamente la lingua sulle persone giuste. E ha minacciato di mollare capra e cavoli e sbarcare su altri lidi per compensi maggiori rispetto quella che la Rai, del periodo Campo dell’Orto, aveva intenzione di elargire. Parliamo fuori dai denti, Fabio non è né Piero né Alberto Angela. Non ha il talento giornalistico di Mentana, la bravura di Crozza, della Raffaele, della Cortellesi, nemmeno il fegato della Gabanelli e della Sciarelli. Lui è lì che compiace chiunque, per lui Renzi è un idolo e lo sono anche Alfano e Berlusconi. Con tutti si inchina e pone loro domande che neanche Flavia Vento sotto effetto di vino rosso al metanolo farebbe. I monologhi che ci propone all’inizio della puntata della domenica di “Che tempo che fa” sono la cosa più brutta che ha fatto in vita suo dopo Rischiatutto. Già, perchè ha anche realizzato il sogno di condurre il quiz che è la bandiera ufficiale di Mike Bongiorno. Conduzione senza infamia e senza lode, qualche gag con il leggendario Signor No e tutto è scivolato via senza lasciare neanche una soave scia dietro di se. Sono stati eliminati programmi e persone per molto meno. Esempio su tutti, Massimo Giletti, al quale hanno cancellato inspiegabilmente “L’Arena” su Rai 1 che sistematicamente batteva,almeno  per quel segmento, “Domenica Live” di Barbara D’Urso.
Fabietto invece ha avuto la promozione pur di non farlo emigrare. Capirai, con tutto quel talento se ne usufruiva qualcun altro per la Rai tv erano serissimi problemi. Ma, a proposito, quale sarebbe in realtà il vero talento di Fabio Fazio? Per 11 milioni e passa di euro, per come la vedo io, dovrebbe riempire i salotti delle famiglie d’Italia come si riempivano i bar ai tempi di “Lascia o raddoppia”. Se tanto ha avuto effetto la sua minaccia di scappare a La 7, ora vogliamo vedere sul serio di cosa è capace. La cosa che sappiamo è che ha battuto i piedi (un’altra volta) e per non farlo frignare lo hanno spostato su Rai 1 perché Rai 3 forse per lui è da sfigati.
Con tutto ciò, ora tocca a noi. La nostra arma è il telecomando e se la Rai ci impone questi ladri di polli e sborsa cifre che non riceverebbe neanche il ricercatore che debella tutti i tumori di questo mondo e quell’altro, sappiamo cosa fare e come farlo. Piuttosto sintonizziamoci su Fresbee che, tra l’altro, la sera sul tardi ci propone “Torte in corso con Renato” e “Paint your life” che ci guidano dolcemente tra le braccia di Morfeo al ritmo di pasta di zucchero, pan di spagna, cementite e porporina . Niente Fresbee? Allora tutto ma non Fazio, a volte il dissenso si può manifestare anche stando comodamente seduti sul divano di casa, una protesta silente ma sicuramente efficace e, soprattutto, giusta.